D'Avalos nella giusta luce, acutamente moderna
Queste pagine, che in una scrittura spesso di breve respiro racchiudono varie allusioni e riferimenti, vivono oggi su un cd (etichetta Nireo) che consente di apprezzare lo stile di d’Avalos, già noto e consolidato in ambito sinfonico, in una dimensione finalmente più raccolta qual è quella pianistica. I modelli, del resto, per quanto concerne l’epoca storica e il contesto culturale geografico, sembrano essere gli stessi esplorati da d’Avalos a fondo e con risultati importanti sul versante della musica orchestrale: pensiamo a Schumann, a Mendelssohn, a Richard Strauss, a Martucci, forse anche a Mahler.
Ma è chiaro che non si tratta di un’operazione di rifacimento di classici né di un mero esercizio di stile. Non c’è, dunque, frattura, in senso concettuale, tra l’atonalità di altre pagine firmate da d’Avalos e questi schizzi pianistici che attingono, invece, ad un garbo quasi colloquiale. Francesco Libetta, straordinario virtuoso, qui sfodera musicalità gradevole e quel distacco nobile, necessario a rendere i lavori nella giusta luce: che non è facilmente romantica né galantemente neoclassica, ma acutamente moderna.
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