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Una "libettiade"

Scritto da Administrator
Martedì 01 Luglio 2008 08:46
Enrico Girardi - Il Corriere della Sera - Domenica 1 Febbraio 2004
 
L'impaginazione di un programma da concerto dice molte cose su chi lo redige. Specie se quest'ultimo coincide con l'esecutore del medesimo, nonché con l'autore delle note di sala. E così si può dire che alle "Serate Musicali" ha avuto luogo una "libettiade": un momento pensato, confezionato e realizzato dal giovane pianista pugliese Francesco Libetta. Il quale, lontano anni luce dagli standard attuali, ha creato (persino con una punta di comprensibile compiacimento) un composito e assai ricercato excursus sul tema del "pittoresco": un viaggio in 15 tappe studiato apposta per resuscitare autori sepolti dalla storia - alzi la mano chi sappia alcunché di Nicola Fago e Leonardo Leo, Giovanni Maria Trabaci e Ignaz Friedman - o pagine rare di autori noti e notissimi, tra i quali si segnalano un avvincente Inno di Paisiello (altro che Novaro!), la soave Serenata del marinaio di Mercadante piuttosto che la polverosa Se taci di Alfano. Ecco poi il mediterraneo Albumblatt di Schumann, la cupa, mesta Canzone lituana di Chopin e il virtuosismo brillante delle Variazioni K 416c di Mozart, della Tarantella di Liszt, della Polonaise di Cajkovskij e della danza caucasica Islamey di Balakirev. Una intrusione un poco forzata nel terreno del pittoresco è il Chiaro di luna di Beethoven ma è vezzo che si perdona volentieri a Libetta cui il pubblico tributa un successo pieno e meritato. Oltre l'ingegnoso, sorprendente programma e l'alto grado di virtuosismo necessario per affrontarlo, l'interprete esibisce infatti un pianismo colto e raffinato, dove il peso e il colore di volta in volta prescelto appare sempre appropriato, con una predilezione per i toni leggeri e sussurrati solitamente carente nei virtuosi. Sono tutti, quelli elencati, aspetti che meritano a Libetta la distinzione della personalità.