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Esponente del più alto pianismo

Scritto da Administrator
Martedì 01 Luglio 2008 08:51
Eleonora Olivi – La Cronaca di Cremona – 15 Febbraio 2007
 
Il percorso di ricerca nel repertorio meno frequentato e nel virtuosismo, proposto quest'anno dalla Stagione Concertistica del Teatro Ponchielli, è proseguito ieri con un appuntamento straordinario. Protagonista della serata il pianista Francesco Libetta, che ha offerto al numeroso pubblico di appassionati pagine di Igor Stravinskij (Serenata), Ottorino Respighi (Tre preludi da melodie gregoriane), Maurice Ravel (Valses Nobles et Sentimentales) e Franz Liszt (Parafrasi da concerto sul Faust di Gounod; Parafrasi da concerto sul Rigoletto di Verdi; Cujus animam dallo “Stabat Mater” di Rossini; Canzone “Nessun maggior dolore” e Tarantella da “Années de Pélerinage” di Rossini).

La prima parte del concerto è stata dedicata ai tre compositori del Novecento Storico, scelti per questo atteso concerto cremonese, mentre, nella seconda parte sono state proposte alcune delle più belle “parafrasi” di Liszt.

Dotato di una tecnica solidissima ed esponente del più alto pianismo (colta e particolarmente raffinata la lettura offerta delle diverse pagine), Francesco Libetta ha offerto un intensissimo programma che è partito dalla geniale composizione di Stravinskij per proseguire poi in un ideale “sfida” ad alto tasso virtuosistico che ha avuto il suo punto culminante nelle strabilianti composizioni di Liszt.

Opere nate in epoche non molto lontane tra loro (si spaziava tra il 1840 e il 1925) e tutte accomunate dal fatto di essere “omaggi” o dell'echi, ma che traevano spunto da repertori tra loro lontani e dissimili.

Un'affascinante incursione tra le “melodie gregoriane” reinventate da Respighi, le citazioni schubertiane di Ravel e le mirabolanti pagine lisztiane.

Una sorta di viaggio tra mondi lontani – e non solo dal punto di vista emozionale ma anche da quello stilistico e armonico – ma, al contempo, complementari. Un amplissimo itinerario reso da Libetta attraverso un virtuosismo maturo, raro, mai fine a se stesso ma sempre messo al servizio della musica, quella più alta, quella che (ahinoi), troppe volte, non è possibile ascoltare.